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Copperman – l’autismo in un film | #Psyfilm

Uno dei miei generi di film preferiti è quello che racconta, in modo nuovo, la disabilità. Per questo ho guardato Copperman e non ho potuto fare a meno di recensirlo sul blog. Peraltro ha tantissima attinenza con il mio modo di vedere la disabilità.

Faccio una premessa: quello che viene spesso chiamato autismo, è più propriamente detto “disturbo dello spettro autistico”. Qual è la differenza? Tra le diverse persone autistiche ci possono essere diverse sintomatologie, e anche diversi livelli di compromissione. Il Disturbo dello Spettro Autistico è classificato nel Manuale Diagnostico delle Malattie Mentali (DSM 5). Tuttavia, per alcuni si tratterebbe di una “neuro-diversità”, ossia un modo diverso in cui il cervello di alcune persone si è strutturato e funziona. Quei casi in cui ci siano anche ritardo mentale o altre problematiche, sarebbero, quindi,”comorbidità”. Le comorbidità sono patologie che vivono insieme all’autismo, ma non fanno parte di esso.

Il trailer di Copperman

La trama di Copperman

Il film, diretto da Eros Puglielli e che potete trovare su RaiPlay, mi è piaciuto tanto. Iniziamo dalla trama: Anselmo è un bambino autistico degli anni ’50, la cui mamma è stata lasciata dal papà subito dopo la sua nascita. La donna vede fallire tutti i suoi tentativi di ricostruire una famiglia con un uomo quando essi sanno delle condizioni del figlio. Inoltre, lei stessa non ha il coraggio di dire al bambino che il padre se n’è andato e inventa la storia per cui è andato a salvare il mondo sottoforma di supereroe.

Il rapporto con la scuola non è dei migliori ma nemmeno dei peggiori: ha un’insegnante di sostegno ma dai compagni viene bullizzato. Fortuna vuole che sarà proprio così che incontrerà la sua migliore amica: Titti, che interverrà in sua difesa quando i bambini lo costringeranno a mettere la testa nel cancello. L’amicizia tra i due però vivrà diversi ostacoli: purtroppo il padre della bambina non è una persona comprensiva e inclusiva nei confronti della condizione di Anselmo e vuole far allontanare i due bambini.

Per motivi che non spoilero, la bambina verrà, a un certo punto, portata via dai servizi sociali e i due si dovranno giocoforza allontanare. Nel crescere, Anselmo inizierà a frequentare un centro diurno e a maturare l’idea di diventare un supereroe come il papà. E lo farà davvero. Poi, da un giorno all’altro… il ritorno di Titti… e: vi lascio scoprire il finale!

Box di approfondimento: Cos’è l’autismo?

Dal punto di vista clinico e diagnostico, l’autismo è un disturbo del neurosviluppo che incide su linguaggio, comunicazione, interazione sociale e in cui la persona manifesta interessi ristretti, stereotipati e comportamenti ripetitivi. Inizialmente, il termine autistico venne utilizzato anche per le schizofreniche, ma col tempo divenne sempre più chiara la distinzione tra le due diagnosi.

La gravità della diagnosi varia in base alla quantità di compromissione nella vita quotidiana, ad ogni modo i bambini con autismo spesso presentano difficoltà nella comunicazione e interazione sociale, difficoltà di comprensione del pensiero altrui difficoltà ad esprimersi con parole o attraverso la gesti o attraverso i movimenti facciali, ipersensibilità a rumori e suoni, e movimenti del corpo ripetitivi e stereotipati, come dondolio, auto stimolazione o battito di mani; risposte insolite alle persone, attaccamenti agli oggetti, resistenza al cambiamento nella loro routine, o comportamento aggressivo o autolesionista.

Più che una classifica compromissione cognitiva, i bambini autistici sembrano mostrare uno sviluppo delle competenze non uniforme. La maggior parte dei bambini presenta i sintomi intorno ai 2 anni, o comunque nella finestra 18-36 mesi, anche se in alcuni casi dei segni sono visibili sin dalla nascita. Le cause dei disturbi dello spettro autistico sono molteplici: genetiche, neurobiologiche e ambientali. Una delle cose più importanti è la diagnosi precoce che aiuta a impostare un percorso terapeutico e di acquisizione di competenze immediato e personalizzato.

I temi trattati sono tanti:

  • la solitudine delle famiglie con figli autistici (specie negli anni ’50) relativa soprattutto alle amicizie e alla possibilità dei genitori di avere un compagno;
  • le prospettive di una persona autistica in età adulta: finalmente un film dove la persona autistica non viene vista come asessuata e in cui desidera sposarsi!; la voglia di realizzazione di Anselmo e il desiderio di ripercorrere le orme del padre,
  • lo stigma sociale nei confronti dell’autismo,
  • il bisogno di denaro per mandare avanti tutto, le scelte dolorose che a volte si fanno per procurarselo e l’amicizia possibile tra Anselmo e Silvano, un uomo che funge per lui quasi da figura paterna.
Luca Argentero e l'attrice bambina nel film Copperman
Immagine da Mymovies

Le mie opinioni su Copperman

Il protagonista è interpretato da Luca Argentero che ha recitato in maniera davvero fedele il ruolo di una persona autistica (anche se l’autismo può avere forme molto diverse) e ho amato molto anche la mamma interpretata da Galatea Ranzi. Un po’ meno mi è piaciuto il personaggio di Titti da adulta, non tanto perché non sia fedele alla realtà, quanto perché ci vedo, in alcune scene, quella nota di pietismo e di gioco con i sentimenti di Anselmo, sapendo che non lo sposerà mai, nonostante egli abbia espresso questo desiderio. Nulla in contrario alla libera scelta del proprio partner, ma allo stesso tempo bisognerebbe anche evitare di illudere soprattutto chi non ha gli strumenti per comprendere certe dinamiche. A ben pensarci, potrebbe essere il punto di partenza e di riflessione proprio su come ci si dovrebbe approcciare a persone con difficoltà.

Un film dolce/amaro in cui gioie e dolori si mischiano in un modo mai pesante ma nemmeno superficiale, un vero e proprio spaccato di cosa significhi essere autistici e genitori di figli autistici nella provincia italiana.

Sullo sfondo del film, infatti, “una città italiana qualunque” che però sappiamo essere – per la maggior parte – Spoleto e che, a mio modo di vedere, rende il tutto più reale e vicino a noi… sfruttando il quasi comico di vedere un simil eroe Marvel sfrecciare in un centro storico italiano, aspettando persino alla fermata dell’autobus. Per far salire le vecchiette, ovvio!

Se ti interessa leggere della mia esperienza di soggiorno con persone disabili, clicca qui.

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