Come vivono la religione gli adolescenti autistici?
La relazione tra psicologia e religione acquista nuove sfumature se declinata nella prospettiva della neurodivergenza. In particolare, indagare come gli adolescenti autistici vivano la fede e le pratiche religiose non significa soltanto misurare la loro partecipazione a rituali, ma comprendere come la spiritualità possa diventare una risorsa di coping e di sviluppo personale.
Contesto e obiettivi dello studio
Uno studio critico condotto su 13 ricerche peer-review (1995–2023) ha analizzato, con un approccio multidimensionale, i rapporti tra religiosità e disturbo dello spettro autistico (ASD) in età adolescenziale. I ricercatori hanno esplorato:
- Aspetti cognitivi (mentalizzazione, empatia, immaginazione)
- Comportamenti religiosi (preghiera, partecipazione ai culti)
- Influenze socioculturali (CREDs: credence-enhancing displays)
- Ruolo di genitori e caregiver
- Benefici percepiti sulla qualità della vita (QoL)
Il fine è valorizzare punti di forza e sfide, promuovendo un modello inclusivo e rispettoso delle differenze neurocognitive.
Principali rilevazioni sull’intersezione fede/religione–neurodiversità nei ragazzi autistici
1. Religione/fede e dimensione cognitiva
Gli adolescenti con autismo ad alto funzionamento (HFA) presentano capacità di mentalizzazione e Teoria della Mente simili ai coetanei neurotipici. Tuttavia, una ridotta abilità di mentalizzazione è associata a una minore probabilità di esprimere una “fede forte” in figure sovrannaturali. Ciò evidenzia l’importanza di strategie di supporto per favorire l’elaborazione di concetti astratti legati alla spiritualità.
2. Pratiche religiose e partecipazione
- Preghiera e riti: la frequenza di preghiera e partecipazione a servizi religiosi è sovrapponibile tra HFA e neurotipici nella maggior parte degli studi.
- Barriere sociali: in un’indagine su larga scala negli Stati Uniti, i giovani ASD hanno mostrato una partecipazione ai servizi religiosi inferiore del 50% rispetto ai coetanei senza disabilità, spesso a causa del carico organizzativo richiesto alle famiglie.

3. Ruolo delle famiglie dei ragazzi autistici e contesti inclusivi nella religione
Le credenze e le pratiche trasmesse dai genitori (CREDs) sono un fattore predittivo più forte della sola competenza cognitiva nel determinare la religiosità degli adolescenti autistici. Le famiglie che partecipano a programmi religiosi adattati (ad es. Sunday School modulata su bisogni sensoriali) riferiscono maggiori livelli di soddisfazione e benessere.
4. Benefici psicologici e qualità della vita
La forza della fede si associa positivamente a diversi ambiti della QoL negli adolescenti con ASD, tra cui:
- Riduzione di ansia e stress;
- Maggiore senso di appartenenza;
- Sviluppo di strategie di coping efficaci.
Questi risultati suggeriscono che la religione, intesa anche come spiritualità e senso di comunità, può diventare una preziosa risorsa terapeutica e di supporto psicologico.
Cosa speriamo di trovare nelle future ricerche sulla religione negli adolescenti autistici
- Studi longitudinali per osservare l’evoluzione della religiosità nel corso dell’adolescenza.
- Campioni più ampi e diversificati, includendo anche adolescenti con ASD e disabilità intellettiva.
- Strumenti validati specifici per misurare spiritualità e pratiche religiose in popolazioni neurodiverse.
- Controlli su variabili confondenti (QI, genere, affiliazione religiosa) per comprendere meglio le dinamiche individuali.
Conclusioni
L’intersezione tra fede e neurodiversità offre opportunità di crescita e di inclusione per gli adolescenti autistici. Riconoscere la spiritualità come parte integrante del benessere psicologico significa adottare un approccio di neurodiversità che valorizzi le differenze cognitive e culturali. Per i professionisti che operano nell’ambito psicologico-religioso, questo rappresenta un invito a sviluppare percorsi terapeutico-pastorali inclusivi, basati su evidenze scientifiche e attenti ai bisogni specifici di ogni giovane.
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