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Un cinema inclusivo | La mia esperienza con il “Cinema ad Alta Voce”

N.B. il concetto di inclusione è bello ma secondo me ancora non particolarmente affine a quello che dovrebbe essere davvero la società. Preferisco, come dice anche Simone Caruso in questa intervista, il concetto di coesione sociale, quindi il nome “cinema inclusivo” è di fatto una semplificazione. La differenza è che nella coesione sociale tutti partecipano alla società come parte di essa e non perché inclusi da altri. Non è qualcosa di già presente, ma qualcosa che speriamo avverrà. Il titolo dunque deriva dalla necessità di essere meglio compresa da tutti.

Una sera di queste – come si direbbe al mio paese – un’amica mi ha invitata ad un evento a cui non avevo mai partecipato, ossia uno spettacolo di “Cinema ad Alta Voce”. Ho detto sì con curiosità ma poi avrei capito che non avevo intuito in quel momento la potenza di questa esperienza.

Cos’è il cinema inclusivo?

Il cinema inclusivo è una forma di cinema che permette alle persone sorde e ipoacusiche di poter fruire dei film. Come? I film hanno i sottotitoli per le persone sorde e ipoacusiche e l’audiodescrizione per le persone cieche e ipovedenti. Questo tipo di cinema ha anche un suo festival: INCinema – Festival del Cinema Inclusivo che si tiene al Cinema Massimo, collegato al Museo Nazionale del Cinema di Torino.

Ovviamente è stato ideato per andare incontro alle esigenze di coloro che – per qualsiasi motivo – non possano usufruire del cinema tradizionale. Sebbene il tentativo sia lodevole, a mio avviso ha ancora un non trascurabile difetto: adatta i film per far si che siano accessibili a chi ne ha necessità ma non permette di condividere realmente il film in un gruppo di persone che fa la stessa esperienza.

Per questo sono stata molto contenta quando ho partecipato all’esperienza – oserei dire pioneristica – del Cinema ad Alta Voce presso il Cineparco TILT a Marconia di Pisticci, centro creativo dove si tiene ogni anno il Lucania Film Festival.

Cos’è il “Cinema ad Alta Voce”?

Il Cinema ad Alta Voce permette una fruizione corale degli spettacoli perché riunisce nella stessa stanza persone cieche, ipovedenti e normo-vedenti, ma a queste ultime fornisce una benda che le trasforma in persone che fruiscono dell’opera nello stesso modo delle altre. Come?

Le opere sono live performance teatrali e musicali adattate in forma audio-narrata. Per dirla in maniera più semplice: ci sono delle voci che narrano delle storie e dei musicisti che riproducono suoni e rumori che danno ad esse spessore.

La mia esperienza “ad Alta Voce”

Per me era la prima esperienza e ho scoperto forse per la prima volta il vero significato di esperienza immersiva: quando il tuo intelletto, il cuore e il corpo cercano di essere concentrati su degli stimoli senza l’ausilio della vista. Non voglio spoilerarvi come va a finire, ma di sicuro non mi ero mai accorta di come la mia attenzione sia davvero dirottata verso le cose che maggiormente mi interessano e sono connesse alla mia storia, né avevo mai sperimentato come le emozioni che non passano dalla vista siano – dopo giorni – molto più vivide rispetto a quelle in cui la vista mi “distraeva” dal mio mondo interiore.

Il fatto che nella stessa serata si siano alternate più storie mi ha anche fatto comprendere quanto diverse possano essere le emozioni che proviamo in base a ciò che ascoltiamo e ricordiamo. Inoltre, anche quanto una storia ben scritta sia in grado di far emergere sensazioni che senza di essa non si sarebbero provate.

Ho potuto, in sostanza, vivere per un certo lasso di tempo come se non vedessi. Un’esperienza che ritengo fondamentale in un mondo come il nostro che si basa quasi esclusivamente sul senso della vista. Nel bene e nel male.

Personalmente non la considero un’esperienza “alternativa” da fare “quando non c’è un film normale da vedere” ma un’esperienza che farei anche se avessi un’alternativa e che ha il plus di permettermi di fare un’attività con delle persone che normalmente farebbero più fatica tutti insieme, senza barriere. Insomma, una vera esperienza di coesione sociale, come dicevamo all’inizio.

Conclusioni sul cinema inclusivo

Il progetto è stato ideato e organizzato da: Consorzio Concreto (Cineparco TILT), in collaborazione con: Unione Ciechi e Ipovedenti di Basilicata (sezioni di Matera e Potenza), con il patrocinio del Comune di Policoro e con il sostegno della Regione Basilicata.

Per saperne di più: Cinema ad Alta Voce

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