Il detto popolare “la mela non cade mai lontano dall’albero” esprime in forma semplice una verità psicologica profonda: i figli tendono a rispecchiare i genitori, non solo nei tratti somatici o temperamentali, ma soprattutto nei modelli emotivi, relazionali e cognitivi. Questo principio, osservato da psicologi come Bowlby (1969), si fonda sulla continuità intergenerazionale, che contribuisce a formare l’identità del bambino e la sua capacità di regolare emozioni e comportamenti.
Per lungo tempo, questa continuità si è sviluppata all’interno di strutture familiari relativamente stabili, caratterizzate da ruoli chiari e funzioni educative ben definite. Oggi, tuttavia, la società contemporanea presenta una realtà profondamente mutata, in cui il significato di questo proverbio va reinterpretato.
Dalla famiglia tradizionale alla famiglia affettiva
Negli ultimi decenni, il modello di famiglia tradizionale è progressivamente sostituito da quella che la letteratura definisce famiglia affettiva (Donati, 2013; Recalcati, 2014).
Nella famiglia tradizionale, la funzione educativa era prevalentemente normativa e simbolica: i ruoli erano chiari e la trasmissione dei valori avveniva in modo lineare. La famiglia affettiva, invece, si fonda sull’intensità del legame emotivo e sulla protezione del benessere psicologico del bambino.
Virginia Suigo (2020) sottolinea come questa trasformazione introduca tensioni significative: i genitori desiderano essere empatici e comprensivi, ma talvolta faticano a esercitare una funzione educativa chiara, trasmettendo limiti, senso e appartenenza. L’affettività, pur essendo indispensabile, non può sostituire il ruolo normativo e simbolico dell’adulto.
Questo cambiamento ha indubbi vantaggi: maggiore attenzione ai bisogni emotivi del bambino, superamento di modelli autoritari e riconoscimento della sua unicità. Tuttavia, presenta anche criticità evolutive, in quanto l’assenza di guida chiara può rendere difficile l’integrazione dei molteplici stimoli della società contemporanea.
Molteplicità delle agenzie educative
Oggi l’educazione non è più affidata solo alla famiglia e alla scuola, ma a una pluralità di contesti e figure — social media, influencer, gruppi dei pari, piattaforme digitali — che veicolano messaggi spesso contraddittori.
Bronfenbrenner (1979) evidenzia come lo sviluppo del bambino avvenga in sistemi ecologici interconnessi, e che l’esposizione a contesti diversi possa favorire competenze sociali e adattive. Tuttavia, senza una regia adulta che offra coerenza e mediazione, il rischio è che il bambino resti sopraffatto da stimoli difficili da integrare.
Bauman (2000) descrive la modernità contemporanea come liquida, in cui i riferimenti simbolici sono instabili. Suigo (2020) aggiunge che delegare l’educazione a figure esterne — insegnanti, esperti o contenuti digitali — può portare a una molteplicità di messaggi privi di gerarchia, lasciando il bambino senza criteri per costruire un senso coerente della propria esperienza.
Modelli educativi esterni alla famiglia
I modelli educativi esterni possono rappresentare una risorsa solo se inseriti in una cornice educativa stabile. Scuola, sport, gruppi sociali e media digitali hanno il potenziale di ampliare le competenze del bambino, ma necessitano di adulti capaci di mediazione simbolica. Winnicott (1965) e Bion (1962) sottolineano come la trasformazione degli stimoli in esperienza significativa richieda la presenza di adulti che aiutino il bambino a dare senso, integrare emozioni e interpretare i messaggi esterni.
In assenza di questa mediazione, i modelli esterni rischiano di sostituirsi alla funzione educativa della famiglia, creando confusione identitaria o adattamenti superficiali guidati più dal bisogno di appartenenza che da interiorizzazione di valori.
La mela e l’albero oggi
In questo contesto, il proverbio “la mela non cade mai lontano dall’albero” mantiene validità, ma assume un significato più complesso. I figli continuano a rispecchiare i genitori non solo nei comportamenti, ma soprattutto nelle modalità implicite di gestione delle emozioni, dei limiti e della complessità (Kaës, 2009). La somiglianza riguarda la struttura interna del funzionamento emotivo e cognitivo, più che l’adesione a norme o valori espliciti.
Critiche e sfide
Non si tratta di idealizzare il passato: la famiglia tradizionale presentava rigidità, silenzi emotivi e sofferenze non riconosciute. La critica alla famiglia affettiva non riguarda l’affettività, ma la sua assolutizzazione. Suigo (2020) evidenzia che quando il benessere emotivo immediato diventa l’unico criterio educativo, si perde la funzione simbolica e trasformativa dell’educazione, che implica limite, frustrazione e costruzione di senso.
Verso un modello integrato
La sfida contemporanea non è scegliere tra autorità e affettività, ma integrarli. Il bambino ha bisogno di adulti capaci di tenere insieme accoglienza emotiva e funzione normativa, presenza affettiva e orientamento simbolico.
Forse oggi la domanda non è più se la mela cada vicina o lontana dall’albero, ma se l’albero continui a offrire radici, confini e nutrimento, così che la mela possa crescere e, un giorno, diventare a sua volta un albero.
Bibliografia di approfondimento
- Bion, W. R. (1962). Learning from Experience. London: Heinemann.
- Bowlby, J. (1969). Attachment and Loss, Vol. 1: Attachment. London: Hogarth Press.
- Bronfenbrenner, U. (1979). The Ecology of Human Development: Experiments by Nature and Design. Cambridge, MA: Harvard University Press.
- Donati, P. (2013). La famiglia. Tra tradizione e mutamento. Bologna: Il Mulino.
- Kaës, R. (2009). Transgenerational Transmission of Trauma and Resilience. London: Karnac.
- Recalcati, M. (2014). La nuova alleanza. Genitori e figli nell’epoca liquida. Milano: Raffaello Cortina.
- Recalcati, M. (2017). Evaporazione dell’adulto. Milano: Raffaello Cortina.
- Suigo, V. (2020). Genitorialità e funzione simbolica. Milano: FrancoAngeli.
- Winnicott, D. W. (1965). The Maturational Processes and the Facilitating Environment. London: Hogarth Press.
- Bauman, Z. (2000). Liquid Modernity. Cambridge: Polity Press.


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